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Meridiane San Michele


QUADRANTI SOLARI SULLA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN MICHELE
A BORGATA SAN MICHELE DI PRAZZO

San Michele di Prazzo
Borgata di San Michele di Prazzo

Localizzazione: Parete orientale e meridionale Cappellone della Chiesa Parrocchiale di San Michele di Prazzo.
Autore ed epoca: Josepus Ceaglius; 1698.
Restauro: Solaria Opere di Fabio Garnero, 2012.
Finanziamenti: Fondazione CRT, Cassa Risparmio Torino - Associazione Culturale Escarton, Macra (CN) - Parrocchia SS. Cosma e Damiano di San Damiano Macra (CN)

Come anticipato in un comunicato del febbraio 2012 a cura dell’Associazione Culturale Escarton, in cui si annunciava l’intervento di restauro dei due quadranti solari di San Michele di Prazzo e in cui si ipotizzava che potesse destare delle particolari sorprese, ecco che ogni più rosea aspettativa è stata premiata.
I lavori iniziati in primavera e conclusisi all’inizio dell’autunno, hanno visto impegnato Fabio Garnero in un recupero d’eccezione perché proprio durante i lavori di restauro di uno dei due quadranti solari, quello meridionale, è emersa la firma dell’autore che nel 1698 ha creato queste opere.

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DESCRIZIONE DELL’IMPIANTO GNOMONICO
Sulle pareti di quello che viene chiamato il “cappellone”, ovvero la cappella laterale sinistra della chiesa parrocchiale di San Michele in borgata San Michele di Prazzo, troviamo una coppia di quadranti solari gemelli. Il primo è rivolto ad Est e il secondo, grazie alla precisa struttura dell’edificio, perfettamente a Sud.

Osservando i quadranti, si può notare il buono stato di conservazione dello strumento meridionale e, al contrario, il pessimo stato di quello rivolto ad oriente. La cattiva conservazione di quest’ultimo è dovuta al fatto che agli inizi del secolo scorso venne addossata alla parete della chiesa una cabina di trasformazione dell’energia elettrica. In seguito alla successiva demolizione della cabina non si operò al restauro del quadrante che, col passare degli anni, raggiunse lo stato di degrado attuale.

Fin da subito è stato possibile rilevare che entrambi i quadranti solari risalivano al medesimo autore e, grazie alla leggibilità di elementi come la cornice dipinta, la numerazione ed i simboli zodiacali, si è potuto ricollegare queste opere ad altre già conosciute e censite sul territorio della provincia di Cuneo.

Tecnicamente di ottima qualità esecutiva, entrambi gli strumenti riportano le linee orarie italiche completate dal calendario zodiacale; il solo orologio meridionale presenta anche la sovrapposizione originale del sistema orario francese.
Il quadrante meridionale aveva ancora in sito lo gnomone di tipo ad “ortostilo”, mentre quello orientale era stato asportato quando venne inserita la citata cabina elettrica. Al momento dei rilievi sul quadrante orientale erano evidenti i segni lasciati dalla cabina elettrica e un tirante della linea telefonica passante proprio sul quadrante solare.

Su entrambe le opere si trovano tracce di diciture: a sud raccolte su una linea sopra la composizione, a est raccolte su un probabile cartiglio svolazzante composto sulla sinistra del quadrante.

STATO DI CONSERVAZIONE ED INTERVENTO

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Il quadrante sud prima dell'intervento - Foto Fabio Garnero

Quadrante SUD
Il quadrante si presentava in discreto stato di conservazione, con un generale dilavamento delle superfici, fessurazioni dovute ad un cedimento dell’apparato murario dell’edificio e lo gnomone piegato da intervento umano.
Il supporto di base, steso fin dalla sua realizzazione in modo impreciso seguendo le irregolarità della parete, si presentava solido e ben legato al tessuto murario.
Per quanto concerne l’aspetto tecnico strumentale, verificata la declinazione della parete si è provveduto a ridefinire correttamente lo gnomone di tipo ad “ortostilo”. Da segnalare che la precisione dello strumento originario era notevole in rapporto ai moderni calcoli eseguiti con l’ausilio del calcolatore elettronico.
È stato anche possibile rilevare le tracce delle diciture visibili nella parte superiore dello strumento, rileggendo quasi completamente l’iscrizione latina riportata e la data di realizzazione:
[…] fra Josepus Ceaglius Fecit D […] C […] A […] 1698

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Il quadrante est prima dell'intervento - Foto Fabio Garnero

Quadrante EST
Come detto, il quadrante si presentava in cattivo stato di conservazione: dilavamento avanzato, estese rappezzature cementizie, gnomone assente, fori di pallini da proiettile, taglio parziale del lembo superiore.
Nonostante l’avanzato degrado è stato possibile rilevare:
- la presenza di un cartiglio riportante il motto, anche se di quest’ultimo non sussistevano più sufficienti elementi per la sua lettura;
- la composizione della cornice dipinta con le stesse caratteristiche di quella presente sul quadrante meridionale e con tracce delle medesime coloriture;
- diffuse tracce di colore.
Si è provveduto a rimuovere le rappezzature cementizie.
Grazie agli elementi rilevati e alla possibilità di comparazione con il quadrante gemello, nonché con le numerose opere censite attraverso il Sundial Atlas — Atlante Internazionale delle Meridiane - sul territorio della provincia di Cuneo e attribuibili al medesimo autore, è stato possibile ricucire le campiture di fondo ridefinendo i giusti limiti e ricomporre la cornice.
Rilevate le tracce delle demarcazioni e il foro che in origine ospitava l’ortostilo, è stato possibile ricalcolare l’esatta lunghezza di questo ultimo. Per la numerazione delle linee orarie italiche si sono presi a modello i numeri presenti sul quadrante gemello.
Il motto è stato ricucito solo nelle porzioni ancora leggibili.
Parallelamente si sono eseguiti rilievi fotografici dell’impianto gnomonico nelle fasi preliminari, durante i lavori e nelle fasi conclusive.

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Il quadrante sud dopo l'intervento - Foto Fabio Garnero

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Il quadrante est dopo l'intervento - Foto Fabio Garnero

DESCRIZIONE DELLE DEMARCAZIONI
Le demarcazioni riportate sui quadranti recuperati esprimono le seguenti funzioni gnomoniche:
- le ore italiche ed il calendario stagionale sul quadrante orientale
- le ore italiche, le ore francesi, il calendario stagionale e la linea meridiana sul quadrante meridionale.

L'orologio ad ORE ITALICHE utilizza un sistema orario concettualmente diverso da quello attuale perché suddivide sì il giorno in 24 ore, ma non a partire dalla mezzanotte, bensì dal tramonto. Esso indica quante ore di luce mancano al calar del sole, corrispondente all'ora XXIV. Se per esempio l'estremo dell'ombra tocca la linea dell'ora XVIII, ciò significa che, indipendentemente dalla stagione, restano 6 ore al prossimo tramonto.
Tale sistema era funzionale per organizzare tutte le attività umane in un'epoca priva d’illuminazione artificiale (dal Medio Evo fino all'800).

Il CALENDARIO STAGIONALE è costituito dalla retta equinoziale (trasversale ed obliqua) e dalle due iperboli solstiziali (definite dagli estremi delle linee orarie), proiezioni rispettivamente dell'Equatore e dei due Tropici Celesti. Le demarcazioni di questo tipo sono dette diurne poiché descrivono l'andamento dell'ombra durante un giorno specifico dell'anno. La retta viene percorsa dall'ombra il 21 marzo ed il 23 settembre, e per ciò è contrassegnata dai segni zodiacali di Ariete e di Bilancia.
Le iperboli vengono percorse dall'estremo dell'ombra il 21 giugno ed il 21 dicembre e sono contrassegnate dai segni zodiacali di Cancro e Capricorno.
Queste 3 linee determinano dunque 4 fasce stagionali (2 in salita e 2 in discesa): quelle verso lo gnomone corrispondono all'autunno e all'inverno, mentre le più distanti dallo gnomone, opposte alla equinoziale, alla primavera e all'estate.

L'orologio ad ORE FRANCESI o ASTRONOMICHE, rilevabile solo sul quadrante meridionale, precorre il sistema attuale dividendo il giorno in 24 ore a partire dalla mezzanotte, o più precisamente in 12 ore antimeridiane, da mezzanotte a mezzogiorno, più 12 ore pomeridiane, da mezzogiorno a mezzanotte.
La prima differenza sostanziale di questo sistema orario rispetto a quello corrente (ora media del fuso) è che si riferisce alla longitudine del luogo per cui è stato progettato il quadrante, indicando l’ora locale e non quella nazionale.
Per comprendere meglio quest’aspetto valutiamo la prossima funzione.

La MERIDIANA propriamente detta è costituita dalla linea verticale, corrispondente alle ore 12 locali. Essa indica il mezzogiorno vero locale, cioè la culminazione del sole a sud di San Michele di Prazzo ove è installato il quadrante (mezzo giorno significa letteralmente che tante ore di luce sono trascorse dal sorgere del sole, quante ne devono ancora passare fino al tramonto). Il “mezzogiorno” (impropriamente detto) dei nostri comuni orologi da polso, le 12:00 ora media del fuso, è sincronizzato convenzionalmente su di un intero territorio politico ed è riferito alla longitudine di un luogo rappresentativo: l’Italia utilizza l’ora del fuso dell’Europa Centrale, che è riferita al Monte Etna, su cui passa il meridiano 15° a est di Greenwich. Ciò significa dunque che alle ore 12:00 il sole culmina sull’Etna, ma per arrivare realmente a San Michele di Prazzo impiega ancora 32 minuti e 5 secondi.
Il mezzogiorno vero locale di San Michele corrisponde dunque alle 12:32:05 in tempo vero del fuso, quello indicato dai nostri orologi. In estate, quando vige l’ora legale, bisogna aggiungere un’altra ora a quella riportata sulla meridiana.

NOTE IMPORTANTI SULL’AUTORE
Josepus Ceaglius
che, come si può evincere dal tipico cognome locale, può essere originario di Marmora, località della Val Maira a pochi chilometri di distanza da San Michele di Prazzo. Erano decenni che non si attribuivano ad un artista opere gnomoniche antiche, ossia risalenti a prima del XIX secolo, a causa delle difficoltà di reperire informazioni d’archivio, o firme che non fossero monogrammi tracciati sui quadranti solari. La scoperta di Prazzo è da considerarsi quindi estremamente importante sia dal punto di vista storico-artistico che storico-gnomonico.
Dalle ricerche condotte nel corso degli anni da Fabio Garnero della Solaria Opere, e grazie alle comparazioni possibili da alcuni anni sul sito www.sundialatlas.eu, Atlante Internazionale delle Meridiane creato dallo stesso Garnero in collaborazione con il collega Fabio Savian, è ormai tracciata la diffusione delle opere del Ceaglius sul territorio della Provincia di Cuneo. Un patrimonio consistente, diffuso nei comuni della Valle Maira ma anche nel buschese, nel saluzzese, saviglianese e arrivato fino a Mondovì. In totale, al momento, sono oltre 25 i quadranti censiti e riconducibili al nostro artista, opere che vanno dal 1679 al 1707.
C’è ancora molto da lavorare per perfezionare l’attività di questo gnomonista di fine ‘600, così come per cercare di salvare altre importanti opere in valle Maira evitando che scompaiano per incuria o peggio per interventi non qualificati.
Notevoli e da tenere in attenta considerazione sono da segnalare i quadranti presenti in bassa valle, ad iniziare dalle opere presenti nei comuni di Busca e Montemale, ma soprattutto i due quadranti gemelli a rischio ora di crollo dell’edificio presenti su una casa in località grange Balet (a oltre 1800 mslm) nel comune di Acceglio, nonchè la coppia di quadranti ritrovata sulla chiesa parrocchiale di Santo Stefano in borgata Ussolo di Prazzo. Proprio su questi ultimi quadranti, in particolare su quello datato 1706 presente in facciata si dovrebbe focalizzare un attento studio poichè, oltre agli elementi pittorici che lo riconducono certamente al nostro autore, Josepus Ceaglius, è possibile rilevare una demarcazione oraria molto particolare sovrapposta alle altre. Tale demarcazione, se confermata, potrebbe testimoniare che oltre all’uso dei due sistemi orari in voga in quel periodo, vale a dire italico e francese, era ancora, per qualche ragione a noi sconosciuta, radicato l’utilizzo dell’antico sistema ad ore temporarie, sistema in uso durante l’epoca romana, poi utilizzato nel Medio Evo per la regola monastica e di cui di persero le tracce a partire dal ‘500.
Purtroppo nei recenti lavori di restauro della parrocchia di Ussolo tali eccezionali meridiane sono state ricoperte con l’intonaco; si spera di poter intervenire in un futuro intervento di recupero, per inserire un nuovo importante tassello nel percorso culturale, storico e turistico della Valle Maira.

 

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